17 venerdì 2019

Quando il lavoro diventa (tossico)dipendenza: 3 caratteristiche tipiche del “Workaholic”

Sembrerà strano, ma le dipendenze possono verificarsi anche in assenza di sostanze tossiche. Rispetto al passato, negli ultimi anni sono emerse nuove forme di dipendenza, come quella da internet (di cui parlerò in un articolo ad hoc) o  da gioco d’azzardo patologico. Anche la “dipendenza da lavoro” (detta Workaholism) rientra in questa categoria. Non si tratta di un semplice “stacanovismo” per cui qualche volta si dedicano delle ore extra al proprio impiego, ma di un fenomeno per cui il lavoro, al pari di una sostanza, diventa oggetto di un’attenzione ossessiva e totalizzante, quasi unica missione di vita, causando forte compromissione della sfera relazionale e sociale della persona, oltre che della sua salute fisica.

Secondo Scott et al. (1997) le persone che presentano dipendenza da lavoro mostrano, nella maggior parte dei casi, queste tre caratteristiche:

  1. Eccessiva quantità di tempo dedicata al lavoro: la persona spende la maggior parte del suo tempo in attività lavorative, inclusi weekend e momenti di vacanza. Considera inutili tutte le attività di svago che non siano in qualche misura collegate al lavoro. Questo comportamento porta a compromissione del  funzionamento sociale, nelle relazioni interpersonali e nel suo stato di salute;
  2. Pensieri ossessivi e persistenti legati al lavoro: incapace di rilassarsi, anche nelle ore di svago, sono costanti le preoccupazioni riguardo scadenze, compiti di portare a termine, appuntamenti. Talvolta i pensieri possono ostacolare anche il sonno.
  3. L’eccessiva quantità di lavoro viene effettuata indipendentemente o in assenza di esigenze/richieste particolari e di necessità economiche. Quando non lavora si sente inquieto ed annoiato (similmente ad un’astinena), sente di perdere tempo prezioso.

Essendo legata ad attività socialmente accettata e remunerata, questa dipendenza non solo non è ancora considerata patologica, ma in alcuni ambienti di lavoro è persino “rinforzata” al fine di spingere la persona a raggiungere traguardi economici che non bastano mai, creando un circolo vizioso senza fine.

Nonostante ciò, ormai sono numerose le evidenze rispetto ai rischi per la salute psicologica e alla marcata riduzione del funzionamento psicosociale (ad esempio, il rapporto col coniuge o coi figli) che necessitano per questo di essere adeguatamente affrontati con l’aiuto di uno psicologo competente.